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Quel banale (web)senso di appartenenza.

febbraio 21, 2010

Ormai è abbastanza consuetudinario. Con cadenza più o meno settimanale inciampo in nuovi servizi duepuntozero e mirabolanti social-luoghi. Non parlo di tutti quelli che nascono, ovviamente (impossibile tenere il conto). Parlo di quelli che arrivano con prepotenza nei tuoi feed rss, nella tua home di Friendfeed e Facebook oppure tra le twittate dei tuoi followers.

Allora capisci che è un servizio da testare, non puoi mica rimanere indietro.
Ecco i Formspring.me, i Google Buzz, i Socialoog (ma sono solo esempi, ovvio).

Non parliamo di funzionalità, di usability, di logiche sociali. Parliamo di qualcosa di più terreno.

E’ difficilissimo, ormai, imporre un nuovo strumento. Chiedetelo al colosso più colosso del Web: Google. Paradossalmente Buzz non ha fatto altro che aumentare la popolarità del suo più diretto concorrente.

Le persone si affezionano al *loro* social network: perchè è fatica capirne il miglior utilizzo, è fatica instaurare relazioni digitali, è fatica scegliere le persone da seguire. E quando hai tutto ciò, la motivazione che dovrebbe spingerti ad abbandonare (o affiancare) un nuovo strumento, dovrebbe esser davvero non indifferente.

Ed allora provate a dire ai vostri amici (che del web non fanno il loro mestiere) di abbandonare Facebook per andare su Socialoog. Provate a dire ai friendfeed-users di passare a Buzz. Provate a ricordare a qualcuno che ha un account su Formspring.me.

Evviva i curiosi, quindi. Quelli che testano il servizio (della giornata, della settimana o del mese) e poi si dimenticano di essersi registrati. Quelli che utilizzano servizi web che memorizzano account e password dei 235 social network al quale sono iscritti. Oppure che immaginano un mondo fatto di OpenID.

Se poi parliamo di social network, allora, l’esempio (ed il paragone) più calzante è quello dei luoghi di intrattenimento pubblico.

Come quelli che provano quel nuovo locale, quello del quale parlano tutti. Possono raccontarlo al vicino di casa di esserci andato: magari anche al party di inaugurazione, perchè è cool. Però, la settimana dopo, rieccoli al bancone del bar che gli ha segnato tante serate in compagnia dei vecchi amici.

Il senso di appartenenza. Proprio lui. Non ti molla, anche qui.

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6 commenti leave one →
  1. febbraio 21, 2010 5:27 pm

    Gran bell’articolo, complimenti! Settimana dopo settimana non mi pento di seguire il tuo blog.

    Edoardo

  2. Luca Bruschi permalink
    febbraio 21, 2010 6:47 pm

    si e il massimo è quando una cosa appena nata…tipo socialoog cambia già nome 😉

  3. Max Trisolino permalink*
    febbraio 21, 2010 9:47 pm

    @Edo grazie, speriamo di non farti mai cambiare idea 😉 @Luca mutamenti 2.0 🙂

  4. febbraio 22, 2010 9:42 am

    Jack London non avrebbe saputo descriverlo meglio! 😉

  5. Andre permalink
    febbraio 26, 2010 8:45 am

    grande Max, come sempre.
    Ma prova un po’ a descrivere il senso di NON appartenenza…

    • Max Trisolino permalink*
      febbraio 26, 2010 7:17 pm

      Andre, farò un post. promesso 🙂

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