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La cosa che non mi piace di Internet.

luglio 20, 2010

Non mi piace l’internet che stanno vivendo i giovanissimi, quelli arrivati or ora.
Quelli che a poco più di 14 anni si avvicinano al web perchè sentono parlare di Facebook dall’amichetto della classe accanto. Quelli che magari hanno l’adsl e scaricano mp3, chattano su MSN e se gli chiedi cos’è Wikipedia inorridiscono.

Non mi piace perché vivono in ingresso un aspetto delicato, quello del social networking, che confina con la vita adolescenziale di tutti i giorni, fatta di amici, di passeggiate in bici, della lettura di quel libro per ragazzi che apre anche le menti più giovani.

Il rischio è sempre lo stesso, una visione parziale e non sempre educativa: è necessario un percorso consapevole e graduale di una delle più grandi “invenzioni” e conquiste dell’umanità. E qui entrano in gioco due protagonisti, i genitori e noi uomini della rete.

Di genitori premurosi verso questo aspetto ne conosco molti. In tanti casi però, il divario “tecnologico” con i figli è incolmabile, perché non è sempre così facile trovare mamme o papà appassionati e curiosi conoscitori (o frequentatori) della rete. Ecco, per quei giovanissimi tocca a noi fare da “fratelli maggiori”.

E non parlo di ricerche scolastiche da farsi enciclopedie cartecee piuttosto che una ricerca su Google. Non è una questione di strumenti, si tratta proprio di una questione strutturale, forse utopica. Chi deve iniziare? La scuola, evidentemente.

Vorrei vedere, sul tram, qualche quindicenne con un libro in mano che legge una storia per ragazzi. Invece li trovi quasi sempre con un cellulare tra le dita che chattano una storia da adulti.

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9 commenti leave one →
  1. luglio 21, 2010 2:22 am

    Ciao,
    ho letto con interesse il tuo post, e mi ricollego ad un articolo di Wired letto un paio di mesi fa,dove invece si parlava di “Nativi Digitali”, cioè le nuove generazioni che di fatto nascono con il pc tra le mani e che con i dispositivi elettronici e non solo si trovano ben più che a loro agio. Ma probabilmente il paragone non regge, perchè ahimè tu parli di giovani che passano il loro tempo a chattare e messaggiare piuttosto che aprire un libro e leggerlo.
    I nativi digitali, come li presentava wired, dovevano invece essere rappresentati da giovani che avevano una spiccata ed innata attitudine alla digitalizzazione dei contenuti, all’uso intuitivo ed immediato degli strumenti messi a loro disposizione. Al contrario di generazioni come la mia(sono del 1976) che ancora oggi corre dietro alle novità per stare al passo con tempo. Io però non ricordo a memoria un ragazzo che 20 anni fa tenesse un libro in mano e lo leggesse per strada. Forse cambiano i tempi, ma le abitudini dei giovani sono sempre le stesse, cioè “interlacciarsi” con i canoni del momento.
    Loro hanno una fortuna, che sin da piccoli sono cresciuti avendo intorno a se una tecnologia che ai miei tempi era rappresentata al massimo dal commodore 64 prima e dall’amiga 500 successivamente. Dai primi pc con windows 3.1 fino all’ormai raggiunta età adulta con un pc con windows 95 istallato. Che tempi a ripensarci!
    Adesso il più piccolo dei bambini che riesce a parlare possiede un videofonino,naviga su internet,twitta e condivide su facebook.
    E noi restiamo basiti non perchè sono capaci, ma perchè noi alla loro età eravamo davvero degli incapaci al confronto.
    i limiti alla fine se li creano e se li distruggono loro con le continue novità che si bombardano da tutti i canali di comunicazione.
    Purtroppo…

    • Max Trisolino permalink*
      luglio 21, 2010 10:23 pm

      Alberto, sono parzialmente d’accordo. Non è questione di incapacità o meno delle varie generazioni: siamo consapevoli della grande opportunità che abbiamo noi trentenni e di quella dei più giovani. E’ la porta di ingresso al web che va socchiusa. Per aprirla totalmente ci vuole un pochino di tempo, la consapevolezza del mezzo, la capacità di filtrare quello che è necessario da quello che può essere deviante. Aiutiamoli questi ragazzini, questo dicevo.

      • luglio 21, 2010 10:52 pm

        Max, sono pienamente d’accordo quando dici che bisogna dosare le informazioni che i giovani adolescenti devono apprendere per conoscere le difficoltà della rete, ma oggi, corriamo talmente tanto veloce, che se fossi un adolescente, avrei paura di ciò che mi circonda, perchè di adulti consapevoli e, diciamocelo, competenti, non ce ne sono molti. E di solito la paura si camuffa da intraprendenza o incoscienza che si voglia dire, cosa che trasforma un ragazzino dubbioso in un adolescente pericoloso, per se e per gli altri.
        Da adolescente che ha vissuto gli anni ’80 e ’90, il pc era davvero distante, privilegio per pochi o meglio, sfizio inutile per tanti, che come il sottoscritto, utilizzava solo per giocarci. Neanche le scuole erano attrezzate per questo, figurati! A Palermo, i primi 2 anni di superiore (indirizzo informatico) dovevamo studiare la programmazione in pascal o lotus… Ti ho detto tutto!
        basic, forttran, tutte cose agli antipodi di quelle attuali!
        Ai giovani non credo interessi programmare, non a tutti, ovviamente!
        Ci sono quelli “contro”, che si sentono linux user avanzati, solo giusto per fare un dispetto alla microsoft.
        Anzi, diventa quasi una moda dire che si è programmatori linux!
        Il paragone non regge, ma sarebbe molto simile ad uno status di figlio dei fiori degli anni ’70 in una famiglia media borghese, comunista e cristiana.
        Andare contro.
        E’ l’unica cosa che vedo fare ai giovani di oggi.
        Andare contro tutto e tutti.
        Senza sapere spesso dove andare, purtroppo…
        E non credo che gli adulti possano dare molto aiuto, dal momento che viaggiano in parallelo ai giovani.
        I ragazzi non hanno una meta ma gli adulti l’hanno persa da un pezzo.
        Ovvio, non tutti.
        Ma il dato non è rassicurante.

  2. luglio 21, 2010 4:12 pm

    Bel post. Io ho 19 anni, navigo da quando ne avevo 15. Mi sono avvicinato al web per una ragazza. Morivo dalla voglia di cercarla su MSN- pensa!

    Non sapevo che il modo migliore di incontrare o parlare a qualcuno è sicuramente quello di essere faccia a faccia. Il vecchio modo dell’Io a Te, il vecchio modo di guardarsi negli occhi.
    Noi, due corpi.

    Ero in una visione adolescenziale distorta della realtà e delle cose, capita a tutti un periodo simile.

    Ma sai una cosa? Per quanto sia entrato male nel mondo di internet, lo stesso mi ha aiutato a capirlo ed usarlo. Il fatto stesso di LEGGERE in chat mi ha fatto capire l’importanza di utilizzare termini corretti. Volevo imparare a scrivere, quale migliore modo se non leggendo?

    E’ grazie al web se adesso mi piace fare passeggiate, se mi piace la fisicità di un rapporto, leggere un buon libro e tante altre cose che non sapevo fare. Cose semplici, per carità, che adesso hanno molta più importanza.

    C’è voluto impegno per non cadere nel tranello dell’uso spropositato e inutile dei social network e altre diavolerie che la rete offre. Vivere il web è essere liberi di scegliere se lasicarsi trascinare nel vortice della non voglia, nel vortice delle frasi fatte su Facebook, in quello dell’uso della tecnologia come inutile collegamento tra adolescenti in calore oppure come collegamento al “supporto al mondo”; un mondo fatto di sapere e cultura.

    Internet è complementare al mondo reale. Uno strumento che, se usato nel modo giusto, rende migliori. Pensiamo a Wikipedia e alla possibilità di consultare tutta la cultura, in tempo reale e ovunque. Non è fantastico?

    • Max Trisolino permalink*
      luglio 21, 2010 10:26 pm

      Caro Lorenzo, il tuo commento è gradito. Sia perchè arriva da un ragazzo molto giovane, che vive la rete da “dentro” da un po’ di tempo, sia perché testimonia una tipologia di approccio al web abbastanza comune. Dalle tue parole si evince una chiara consapevolezza del “senno di poi” che spero sia diffusa tra i ragazzi della tua età. Descrivi delle opportunità vere e che condivido. La strada è questa, fatti ambasciatore (nel tuo piccolo) di questa mentalità: la rete ha bisogno di giovani come te 🙂

  3. Clarissa permalink
    luglio 27, 2010 3:25 pm

    Leggo questo post solo ora e casualmente dopo una considerazione simile alla tua.
    Tu parli di quattordicenni, ma temo che il problema si ponga molto prima dell’adolescenza
    Proprio qualche giorno fa, giochicchiando con gli amici suggeriti da FB mi sono ritrovata a guardare profili di bambini del mio paese di appena 8 anni. Tutti totalmente pubblici. Foto innocenti e innocue il più delle volte, ma anche qualche bimba ammiccante. Per loro è un gioco, ma è evidente che questi bimbi corrono qualche pericolo. I genitori troppo spesso non hanno gli strumenti per controllarli quando sono connessi e non so quante maestre sono preparate per insegnare (ai bambini e ai loro genitori) le regole della privacy.

    Troppo spesso si pensa che le lezioni di informatica debbano riguardare solo l’uso tecnico del pc, ma ormai già a sei anni i bambini sanno usare perfettamente i programmi base.
    Io intanto ho allertato le maestre del mio paesino. Vedremo

  4. Valentina permalink
    agosto 4, 2010 12:43 pm

    Caro Max,

    Scopro il tuo post per puro caso e mi fa piacere vedere che c’é qualcuno che condivide le mie stesse preoccupazioni. Internet, come tutte le cose, ha i suoi pro e i suoi contro. Come la tv qualche tempo fa, internet é la principale meravigliosa finestra sul mondo, una fonte inesaurbile di informazioni e luogo di condivisione senza limiti temporali o spaziali. Tuttavia, non é tutto oro quello che luccica. Spesso sento parlare di “media literacy” intesa come insieme di capacità che aiutino le persone a comprendere i media. Gli adolescenti, ma non solo, come ben dice Clarissa, finiscono per essere completamente “drogati” da internet e dalle nuove tecnologie e credo che spesso non siano neanche in grado di discernere le buone dalle cattive fonti di informazione perché sono completamente sommersi dal mondo virtuale e attratti dalle possibilità infinite della nuova tecnologia in termini più di forma che di contenuti. Alcuni studi, tra l’altro, rivelano che il livello di attenzione su interent é più scarso rispetto a quello davanti alla carta stampata (anche se immagino sia diverso per i digital natives) e, di conseguenza, la nostra capacità di apprendimento peggiora. Insomma, Internet é una grande cosa, ma soprattutto se utilizzato con un obiettivo e non per chattare con il compagno di banco. Credo che la scuola dovrebbe avere un ruolo chiave in questo, non trovi?

  5. Max Trisolino permalink*
    agosto 4, 2010 1:00 pm

    Clarissa, Valentina, il problema credo sia sotto gli occhi di tutti. Internet è uno strumento difficilmente controllabile, sarà impossibile negare a quei bambini di pubblicare in maniera così ingenua delle foto o delle informazioni che dovrebbero rimanere quantomeno private. La scuola dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale nei prossimi anni. Non so se possiamo prendere d’esempio qualche “paese” che ha già affrontato questo problema, non credo. Più consapevolezza dello strumento per tutti, i bambini e gli adolescenti ragionano per spirito di emulazione. Iniziamo a dare il buon esempio noi. Non credete?

    • Clarissa permalink
      agosto 4, 2010 1:26 pm

      Internet è uno strumento potentissimo, ma uno strumento, appunto. E come tale bisogna imparare ad usarlo. Fin dalle elementari. Vietarlo, oltre che impossibile, è controproducente. Io ho proposto alle maestre del mio paesino proprio di cercare di dare ai genitori e ai bambini un po’ di consapevolezza. Si fa educazione stradale fin dalla scuola materna. Perché non iniziare a fare anche un po’ di educazione alla vita digitale?

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