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Il rapporto scrittore-lettore ai tempi dei social network.

agosto 2, 2010

Per motivi lavorativi, interesse e passione leggo molti libri che trattano argomenti web-centrici. Arrivo in fondo e mi riprometto di scrivere il mio parere su quanto ho appena terminato. Ed allora ho ancora in bozza post con le mie opinioni sulle fatiche di Paolo Iabichino, Massimo Carraro, Luca Conti e, ultima in ordine cronologico, Mafe De Baggis.

La recensione ha davvero senso nell’era della condivisione estrema, della divulgazione portata all’eccesso e dell’overload informativo? La risposta dovrebbe essere sì, senza esitazione. Perché la tua opinione su quel libro, oggi più che mai, dovrebbe impattare in modo prepotente sui tuoi amici virtuali e non. Facile, no? Scrivi un post sul blog, lo condividi su Facebook, Twitter, Anobii. Così tutti sapranno cosa ne pensi.

Noi lettori del 2010, inoltre, abbiamo una grandissima fortuna: in molti casi possiamo interagire direttamente con chi sta scrivendo quel libro, senza aspettare l’ultima pagina per dare la nostra opinione; ed allora capita che l’autore tragga spunto dalle considerazioni scritte su un social network da parte di un “amico virtuale” e decida di rivedere una determinata angolatura del suo lavoro (chiedete a Mafe o leggete le pagine di ringraziamenti del suo ultimo libro), oppure capita che qualcuno chieda agli iscritti al proprio profilo Friendfeed: “vuoi leggere il primo capitolo del mio libro in anteprima e dirmi cosa ne pensi?“. Potere dei social network.

L’osservazione è la solita: “Sì, è vero. Però questo processo avviene solo con autori che hanno familiarità con i nuovi strumenti/canali e comprendono appieno le potenzialità della web-partecipazione collettiva. Non a caso molti loro sono (o erano) bloggers”. Nella maggioranza sembra essere così, lo ammetto. E voi, pensate che queste logiche apparterranno solo ed esclusivamente a libri (autori ed argomenti) 2.0?

Eppure qualche timido tentativo sembra esserci: per conferma chiedete a Giuseppe Genna che recentemente ha chiesto ai suoi lettori, attraverso un sondaggio, un parere sull’argomento della sua prossima opera letteraria. Dove? Su Facebook naturalmente.

Diciamoci la verità: non ci aspettiamo che gli scrittori italiani più amati e seguiti su Facebook prendano spunto dai nostri commenti in corso d’opera, no dai. Loro si aspettano che, una volta letto il libro, raccontiamo in maniera entusiasta le loro pagine perché questo potrebbe far aumentare le vendite; anche se c’è chi sostiene che il web, in questo settore, non incide in maniera considerevole sulle scelte di acquisto dei lettori (al massimo il 5%, dice Raul Montanari).

Poi ci sono i delusi da Facebook, dalle sue meccaniche troppo diverse dalla concreta realtà, scrittori che provano ad utilizzare con intelligenza lo strumento anche prima di altri:  che ad un certo punto pensano sia meglio scappare (con motivazioni precise), per poi ritornare (forse) con qualche consapevolezza in più.

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8 commenti leave one →
  1. agosto 2, 2010 8:30 pm

    Nel mondo anglosassone, in questo sempre qualche passo (diciamo così) più avanti, cose di questo tipo sono presenti già da tempo, come sicuramente saprai.  Da FanFiction.net a Textnovel.com o Scribd.com si basano, in modi diversi ma in qualche modo simili, su questo tipo di “scrittura (e lettura) collettiva” che da una parte pone l’autore meno in primo piano (ma non è detto), dall’altra fa entrare comunque l’opera in quel “World of mouth” che è alla base dell’idea stessa di rete sociale e, in ultima analisi, del marketing librario e non 😉
    A cosa poi tutto ciò condurrà, lo scopriremo solo vivendo.
    Fatto sta che vale la pena farsi a questo punto la domanda: la lettura del futuro dovrà puntare più sull’interattività o più sull’interazione? Secondo me su tutte e due, del resto una non esclude l’altra e ambedue sono le facce di una stessa medaglia. Bisognerà capire come se la giocheranno gli editori e gli autori. Sarà interessante.

    • Max Trisolino permalink*
      agosto 2, 2010 8:39 pm

      Contano i numeri per editori ed autori. Ora sono tutti concentrati sulla battaglia ebook-libro cartaceo, non credo ci siano grandi riflessioni su interazione/interattività. Spero di sbagliarmi, ovviamente.

  2. agosto 3, 2010 8:43 am

    Per quanto riguarda la pagina di Sandrone Dazieri c’era ancora da prima che se andasse. Non è un ritorno. (La gestisco io.) Nessuna consapevolezza in più. La pagina è sempre rimasta lì con un unico scopo: segnalare le nuove presentazioni.

  3. agosto 3, 2010 9:16 am

    ciao max, che bel post, e grazie di avermi incluso.

    provo a dare i miei 2 cent alla discussione, dal mio punto di vista.

    le cosa da dire sarebbero moltissime, ma facciamo in fretta, invece, perché anche questa è la lezione della rete.

    l’opportunità è enorme, ma chi la coglie è ancora una minoranza.

    i frutti del cambiamento, però, riguarderanno tutti, scrittori e non, mondo dell’editoria e non.

    proprio da queste considerazioni sono partito nell’avvicinarmi al web in modo sostanziale e intenso, circa tre anni e mezzo fa.

    l’importanza del dover imparare qualcosa ogni giorno dagli altri (secondo me è di questo che stiamo parlando, se allarghiamo la visione dallo scrittore che prova a condividere la scrittura del suo libro all’esperienza di chiunque provi a condividere qualsiasi cosa, dalle foto delle vacanze allo status su facebook ai posto sul blog personale) è un fatto di linguaggio, quancosa che modifica strutturalmente la vita di chi lo fa, sia esso uno scrittore,un’azienda, un settore economico, un governo…

    chiudo con una specifica: non è fideismo cieco nel web, ma fiducia nella gente.

    ancora grazie e a presto,
    max

  4. groucho permalink
    agosto 3, 2010 7:34 pm

    @Max, hai ragione, almeno per quanto riguarda l’Italia. Io leggo cose interessanti in inglese in cui già si parla di queste cose, perché la diatriba libro cartaceo-libro digitale l’hanno già superata. O forse, meglio, non se la sono mai posta, andando subito verso il concreto, piuttosto che perdersi in dibattiti che ora possono sembrare astratti, presto saranno anche anacronistici.
    Che piaccia o no, il futuro sembra questo. E lo dico come uno che annusa i libri.
    A proposito, segnalo a tutti una bella intervista a Marco Ferrario di Bookrepublic.it in http://www.booksblog.it/post/6517/ebook-in-italiano-intervista-a-marco-ferrario-di-bookrepublic#

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