Skip to content

Paese che vai, internet che trovi.

agosto 6, 2010

L’altro giorno ho incontrato per caso una ragazza che non vedevo da almeno 15 anni, quelle che vedi l’estate al mare per tre o quattro anni e ti dimentichi il nome, il colore di capelli, i lineamenti del viso.

Due chiacchere che passano dal “come sei cambiato” al “sempre magro, eh?” e finisci a sorridere su qualsiasi cosa o ricordo; in questi casi ti addentri in argomenti banali e scontati, figli della distanza incolmabile e della situazione inaspettata.

Poi arrivi inevitabilmente a parlare di giovani, non giovani, lavoro, disoccupazione, prospettive, amicizie. Insomma, per me è naturale nominare la parola *internet* più volte quando tratto queste tematiche. Per lei no, e me ne rendo subito conto.

Sapete, lei è una ragazza che vive in un paesino sperduto della Calabria, lavora in un supermercato – “sistemo i prodotti sugli scaffali”, mi dice – ha una figlia di 2 anni, un marito che definisce “adorabile”. Internet non sa nemmeno se è un componente che monti all’interno di quella cosa che chiama computer. Diventa difficile spiegarle che per me è un lavoro, uno strumento di comunicazione, un modo per interessarmi a tematiche nuove.

Non sembra nemmeno interessarle granchè, per lei quello che le racconto non sembra quasi possa essere considerata una professione. Mi confessa di aver sentito parlare di Facebook al supermercato, qualche sua collega più giovane le ha detto “una mia amica ci ha trovato anche il fidanzato”.

Non ha un pc a casa (ha la licenzia media e non ho fatto le superiori, quindi non ne ha visti molti di computer) ma lo ha usato due volte da sua cugina (per vedere le fotografie delle vacanze); non ha mai scritto una mail, ha un vecchissimo nokia 3210 (suo marito chiama una volta per dirle che la bambina non ha voglia di dormire), mi dice che “scrivere sms non mi serve, se ho bisogno di qualcosa uso il telefono”.

Insomma, anche se abbiamo la stessa età (e viviamo in Italia!), sembriamo lontanissimi io e la ragazza.

I caffè diventano due, le chiacchere divertenti “ti ricordi quando quel signore della casa di fronte provava a portarci via il pallone?”; mi ripete con espressione seria “quei lavori che fai tu, si fanno solo a Milano, qui siamo costretti a sporcarci le mani”.

Poi quando saluto, un po’ mi dispiace.
In altri casi saremmo diventati amici su Facebook, ci saremmo scritti una mail di tanto in tanto, forse qualche sms. In questo caso no, la rivedrò, se la fortuna ci assiste, tra altri 15 anni. Ma sarà diverso: perchè sua figlia che oggi ha solo 2 anni, crescerà e le racconterà cos’è internet, perché lì dentro trova gli amici e che serve anche per studiare.

Io avrò solo 45 anni e chissà, forse riempirò gli scaffali di un supermercato.

Annunci
4 commenti leave one →
  1. Luca permalink
    agosto 6, 2010 9:47 am

    senza che arrivi fino in calabria, succede tante volte anche a me dalle mie parti…te ne accorgerai presto 😉 bel post!

  2. agosto 17, 2010 11:48 am

    Ciao Max,
    bellissimo post, ma per come vanno le cose in Italia… non sono così ottimista sul finale.
    Purtroppo non siamo campioni di mobilità sociale in Italia. Infondo, da dove arrivano gli incentivi a usare il web quando non hai nessuno che ti sproni a farlo?
    Lo vedo ad esempio con i miei nipoti, tutti e due in età scolare; i loro genitori non sono particolarmente avvezzi all’uso del web (ad ogni pranzo sento più o meno la lamentela che Facebook serve solo a fare o parlare di corna) e anche i loro figli non hanno nessuna curiosità a scoprirlo. Sulla scuola lasciamo perdere…

    Purtroppo quello a cui stiamo andando incontro è sempre di più un’Italia a due velocità, in cui qualcuno conoscerà e padroneggierà i nuovi media vivendo nel presente e qualcun altro sarà semplicemente tagliato fuori. Non è solo una questione di usare i Social Media o fare lavori strani, ma ovviamente avere opportunità; ad esempio come puoi cercarti un lavoro decente senza rete?

    Tanto per farti un altro esempio, la mia commercialista – alias mia cugina – mi dice che solo il 10% dei suoi clienti paga autonomamente gli F24, il restante 90% paga a loro il servizio perchè glieli paghino… :O Quanto alla gestione del day by day, solo io e un altro cliente (guarda caso un’altra agenzia di pubblicità) comunichiamo con lei via mail :O :O!!! Va bene, Vercelli non è Milano, ma purtroppo Milano non è l’Italia.

  3. agosto 19, 2010 12:57 pm

    Io ho difficolta a spiegare che lavoro faccio anche ad amici con cui ho preso la laurea.

    Diciamo la verità. Alcuni nostri lavori sono tanto nuovi da non poter neanche essere considerati dei veri “lavori”.

    Non ci sono ancora job description che rendano davvero conto delle nozioni tecnico/letterarie/commerciali che dovremmo avere. Quindi siamo tutti un po’ bravi, perché riusciamo a produrre qualcosa di buono, un po’ scarsi perché le cose ce le inventiamo e improvvisiamo.

    🙂

    L’importante però, è dare sempre il massimo e non diventare spocchiosi!

Trackbacks

  1. Social Sharing – August 19th : Catepol 3.0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: