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Chiamarsi Google non basta: non siamo più nel 1998.

agosto 11, 2010

Per strada, mentre camminavo nei corridoi degli uffici, su Twitter. La domanda degli ultimi giorni era sempre la solita: allora cosa mi dici di Google Wave che chiude i battenti?

Le risposte possono essere tante e di diversa natura, io dico che Wave non è un vero e proprio flop.
Il giochino di casa Google ha aperto le porte (e le coscienze) ad una tematica che necessariamente riaffronteremo prestissimo: la collaborazione real-time. Se per flop però intendiamo decifrare parola per parola quanto detto un anno fa da Eric Schmidt, allora sì. Intanto Google ha assaggiato il mercato, ha lavorato su una piattaforma che riutilizzerà quando esperienze e persone online saranno più mature, ha capito che la mail è troppo viva per essere accantonata; sopratutto BigG ha (ri)scoperto che cambiare gli usi e le abitudini delle persone è difficilissimo. Anche quando si parla di internet.

I veri flop, lì a Mountain View, sono altri: Il Nexus One, ad esempio. Un disastro strategico, un suicidio annunciato: entrare in un mercato, quello della telefonia, solo con la sola presunzione del proprio brand. Non so, è come se Apple lanciasse un nuovo motore di ricerca, come se Coca-Cola pubblicizzasse dei nuovi biscotti, come se Starbucks inziasse la produzione di un vino bianco. A volte si pensa che il web sfugga alle leggi di mercato della old-economy, personalmente non credo sia così.



Questo motore di ricerca, seppur arrivato dopo altri nomi ben più blasonati, sapete perché ha riscosso così tanto successo? Perché permetteva di fare ricerche in semplicità, lavorando sulla velocità di risposta e nella qualità dei risultati ottenuti: il tutto in una pagina bianca con un unico campo per scrivere la keyword, un enorme bottone per ricevere i risultati. Nel 1998 era la vera innovazione.

Il secondo flop è Buzz, mica devo spiegarvi perché. Anche qui, Google ha sottovalutato il mercato e sopravvalutato la sua notorietà. Buzz è la fotocopia malandata di altri servizi online da anni. Dove sta l’innovazione in questa nuova feature? Perché dovrei abbandonare quel social network che utilizzo da anni, dove ho costruito la mia rete di relazioni e friends, dove conosco le logiche di intervento? Solo perché ti chiami Google e ti utilizzo decine di volte al giorno? Sei il mio sito preferito sì, ma non pretendere troppo.

La verità è che quando Google si sposta dal seminato (le ricerche, appunto) perde credibilità ed arranca, soprattutto negli ultimi periodi: pensiamo alla localizzazione (con il caro Google Latitude) ed alla TV (Google TV, uno dei prossimi tasselli ai quali non credo particolarmente).

Del resto, inutile negarlo, a Larry Page & Sergey Brin dobbiamo molto: Gmail e la suite Documents, Reader & Calendar, Android; solo per citare qualche successo. In questi casi, anni fa, anche quando arrivava un po’ dopo gli altri, il mercato si inchinava. Ora no, e lo sarà sempre di più: Facebook questa logica sembra averla capita e non si avventura, ad esempio, in “mercati” diversi dall’esperienza social. Le prossime battaglie si chiamano Social Gaming & Social Payment: ho paura che sarò costretto a scrivere un post molto simile a questo nei prossimi mesi.

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5 commenti leave one →
  1. agosto 11, 2010 4:01 pm

    Prima di tutto grazie per la citazione.
    Secondo poi la tua analisi è attenta e precisa.
    Su wave mi permetto di fare questa considerazione:
    In questi giorni mi sono avvicinato a wave per motivi di lavoro.
    Dopo un primo approccio, posso dire che c’è qualcosa di interessante.
    Forse Big G è stata troppo avveniristica,
    tenuto conto l’eventuale successo di Wave avrebbe comportato la fine di GMAIL.
    Sarebbe stato troppo! Per il momento.
    E’ da considerare, inoltre, che mandare un mail oggi non più come mandarla 10 anni fa (vedi i labs di Gmail).
    In via embrionale wave è già presente in Gmail (Gtalk, Gdocument).
    Il progetto continuerà sotto altre forme, ma continuerà.
    Sul resto staremo a vedere come si muoverà Big G.
    Sono stati fatti errori da Google (Buzz rappresenta ancora un oggetto del mistero).
    Ma nel settore l’innovazione comporta anche i rischi e flop.
    Dagli errori nascono i successi (@ twitter.com/EfficaceMente).
    L’importante e capire dove sono stati i propri sbagli e accettarli
    e non rimane chiusi nelle proprie logiche.
    Ciao,
    FP

  2. agosto 11, 2010 4:16 pm

    L’analisi iniziale è largamente condivisibile, forse un po’ tirate le conclusioni…

    Nel citare il flop del Nexus One (ma il vero problema è che non è facile trovarne… vedi chi ne vorrebbe prendere uno con Vodafone) mancano ad esempio alcune considerazioni sul meritato successo di Android, con cui di fatto Google *è* in spavalda, biblica e diretta concorrenza con Apple.

    In generale poi credo che questi e altri tentativi di Google non siano un voler strafare, ma siano un semplice “differenziare” e facciano parte della precisa strategia di un’azienda che magari non possiamo più dire aderente al motto “don’t be evil” *, ma che mira a raggiungere lo scopo per cui nasce ogni iniziativa nerd: conquistare il mondo 🙂

    * vedi il casino combinato con la privacy di milioni di utenti, in occasione del lancio di Buzz, vedi il recente e ancora per me poco chiaro accordo con Verizon, ecc

  3. Max Trisolino permalink*
    agosto 12, 2010 9:42 am

    Felipe, Francesco
    le vostre considerazioni rispecchiano il mio pensiero.
    La verità è che si tratta di un settore particolarmente dinamico e dove non sempre la credibilità conquistata negli anni risulta essere un fattore determinante (guardiamo il caso Foursquare, sconosciuto fino a pochi mesi fa, fenomeno del momento).

    Su Android concordo, Felipe! Google ha tutte le carte in regola per conquistare il mondo: forse serve solo qualche acquisizione azzeccata 😉

    Grazie per aver contribuito alla discussione 🙂

  4. agosto 17, 2010 10:04 am

    Su alcuni aspetti non sono totalmente d’accordo. Il Nexus One non è stato quel flop che molti sottolineano. Ha secondo me rappresentato un punto di svolta per l’evoluzione di Android, sia come strategia comunicativa, sia come unità demo, distribuita agli sviluppatori per incrementare l’interesse verso il sistema operativo della Mela. Anche se non è stato un successo nelle vendite, è stato un punto di partenza per dare il “la” alla crescita di Android.

    Wave era geniale ma forse troppo poco immediato e troppo “avanti”.

    Buzz ha avuto i suoi problemi, e probabilmente morirà facendo la fine di Wave. Il mio giudizio però è ben diverso. Buzz unisce il meglio dei veri servizi sociali già online. Non ha l’autoreferenzialità di Facebook ma nemmeno la dispersività di Twitter, ed integra un ottimo livello di conversazione, come FriendFeed. Purtroppo è (troppo) legato a Gmail, punto di forza ma anche tallone di Achille. Chi non ha un account Gmail di certo di Buzz se ne infischia.

    Google sperimenta. A volte ci azzecca, a volte no. Però ogni esperimento porta sempre qualcosa di nuovo da cui è possibile innovare.

  5. agosto 17, 2010 12:44 pm

    Interessante l’articolo e concordo su molti punti a parte le conclusioni per le quali mi associo a Riccardo che dice “Google sperimenta. A volte ci azzecca, a volte no. Però ogni esperimento porta sempre qualcosa di nuovo da cui è possibile innovare.”

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