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L’espressione del talento ai tempi del web 2.0

settembre 25, 2010

Una delle grandissime particolarità del www è senza dubbio la sua capacità innata di scovare talenti.
La caratteristica che accomuna i talentuosi 2.0 è una sola: l’età. Anzi, l’imbarazzante giovane età.
Non voglio parlare di Zuckerberg, no. Nemmeno dei fondatori di Google.

Parliamo del 19enne che crea nella sua stanza “Youtube Instant“, viene notato da qualcuno che il web lo conosce bene e via, verso nuove avventure professionali.
Proseguiamo con un 17enne che, in un insipido martedì pomeriggio di Settembre, mette in ginocchio Twitter. Senza dimenticarsi di un ragazzotto del 1984 che, un giorno, inventa WordPress.

E sapete meglio di me per quanto tempo potremmo andare avanti citando esempi.
Ma voglio parlare di un’altra caratteristica principale che accomuna i giovani talentuosi: nessuno di loro parla italiano.

Ora, non vorrei mai addentrarmi in autorevoli discussioni già avviate sul tema, sono certo anche io che l’espressione del talento debba essere necessariamente accompagnata da qualcuno che investa seriamente.

La domanda è una sola: è solo un problema strutturale puramente italiano, oppure i nostri giovani non hanno tutta la determinazione necessaria per emergere in questo settore? Lo so, voi mi direte che ci sono esempi davvero illuminanti anche in Italia e che tutti sembrano esser costretti ad emigrare all’estero.

Ora, io (come voi) tifo per il talento italiano e per degli interventi a sostegno dell’intelligenza ed intraprendenza 2.0: sono sicuro che c’è qualcuno che, mentre scrivo questo post, sta progettando  la prossima web-invenzione capace di stupire anche chi vive da queste parti.

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6 commenti leave one →
  1. settembre 25, 2010 1:49 pm

    Bellissimo articolo, secondo il mio perere è vero il discorso degli investimenti, come è vero il discorso della lingua… da non sottovalutare gli usi e i costumi.. Mi spiego meglio: in america sono avanti di 20 anni, un infinità di tempo se confrontato con lo sviluppo della rete. Oggi i ragazzini sono costretti a stare in casa, ma solo 20 anni fa potevano uscire “risciando molto meno”, in america (nelle metropoli 20 anni fa era come da noi oggi), anche questo può avere influito.

  2. Riccardo permalink
    settembre 26, 2010 9:56 am

    Secondo me non è solo un discorso di investimento, ma anche di obiettivi. Noi vediamo i “grandi” sviluppatori d’oltre oceano e speriamo di riuscire ad imitarli, ma un progetto che prende piede a livello mondiale non nasce con questo scopo. Non si ottengono ottimi risultati pensando “troviamo l’idea giusta per fare i soldi o sbancare” e poi queste persone che hai nominato hanno lavorato per la loro nicchia di pubblico, che poi in confronto alla nostra fa paura a livello di numeri.
    L’Italia è una realtà emergente ma se ci si confronta con gli USA ci demoraliziamo. Io tendo a lavorare al massimo su quelle che vedo, nella mia nicchia e per i miei lettori. E adesso ho iniziato anche a fare quello che spero facciano i miei lettore, una partecipazione attiva, con commenti e retweet.
    Continua così sei molto in gamba!!

  3. Max Trisolino permalink*
    settembre 26, 2010 10:57 am

    Pinperette, Riccardo
    gli USA visti come “miraggio”: un classico, lo sapete meglio di me. Eppure qualcosa si può fare, a partire dagli obiettivi e dalla presa di coscienza collettiva. I numeri tenderanno e la relativa audience tenderanno sempre più ad allinearsi, facciamoci trovare preparati!

  4. settembre 26, 2010 4:24 pm

    La differenza la fanno certamente le idee solo se si possono concretizzare. In Italia come idee non siamo secondi nè agli USA nè al resto del mondo.

    Sfortunatamente non abbiamo le stesse condizioni economiche e fiscali favorevoli di altri Paesi. Se aprire un’azienda, ad esempio, costasse 100€ e non 10.000 come si richiede ad una Srl italiana (cfr. iniziativa), probabilmente molte più persone tenterebbero la strada della libera imprenditorialità e molte più idee troverebbero sfogo. E la smetteremmo di invidiare altri Paesi…

    Al momento aprire un’azienda in Italia è un rischio ed un costo economico troppo elevato, che può permettersi chi è già ricco di suo oppure chi così “dannatamente” convinto del successo da investire tutto quello che ha, rischiando il tutto per tutto. Figuriamoci i giovani: dove li trovano 10.000€ per rischiare se già hanno difficoltà a trovare un lavoro con un contratto decente?

    Poi possiamo parlare di differente cultura imprenditoriale (e di opportunità) ma temo che la nostra sia limitata in partenza proprio dal fisco e dai costi…

    Ciao & bel post! 🙂

  5. Riccardo permalink
    settembre 26, 2010 10:05 pm

    Max sono d’accordo con te che dovremmo farci trovare preparati e la rete ci sta dando una mani adesso. Il fatto è che dovremmo iniziare con un movimento formativo, anche per noi stessi certo, ma soprattutto per quella fascia di popolazione che non conosce le proprie potenzialità ma vede solo le app della sezione giochi dello store. In Italia internet è soprattutto svago. Per me farci trovare preparati significa iniziare a preparare le persone con quel poco che ognuno di noi può dare. Così si capirà che il web è soprattutto crescita!

  6. ducadauge permalink
    ottobre 3, 2010 4:13 pm

    In Italia i “talenti” vanno in tv. Se sei un “talento” non riconducibile ad un “talent show”, sei semplicemente nato nel posto sbagliato.

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