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Uffici marketing & Web: una relazione complicata.

agosto 30, 2010

Qualche anno fa siedevo alla scrivania di un ufficio marketing tradizionale. Relazioni con l’agenzia grafica e con quella che curava l’ufficio stampa, rapporti con la divisione commerciale per “coccolare” i clienti, promozioni, campagne pubblicitarie su qualche quotidiano. Insomma, le classiche attività che oggi definiremmo 1.0. Era il 2001 ed ogni tanto (ma proprio ogni tanto), curavo il sito web aziendale statico e poco funzionale: giusto qualche aggiornamento per far felice qualche cliente più esigente e via, si ritornava alle attività ordinarie.

Con il passare degli anni, ho cambiato uffici, scrivanie e responsabili. Poi è arrivato in maniera prepotente lui, il Web, Internet, il www: una catapulta per gli uffici marketing che, soprattutto nella prima fase, hanno faticato a controllare e gestire. Sapete perché lo dico? Perché su quella catapulta ci son passato anche io.

La new economy ha visto manager (per nulla conoscitori del web e delle sue logiche) disegnare strategie e-commerce e di presenze online a dir poco funamoboliche. Ho visto anche web agency provare a “divertirsi” e testare le proprie capacità sulle spalle di aziende poco informate e strutturare per controbattere ed accorgersi di essere al centro di un enorme test.

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Chiamarsi Google non basta: non siamo più nel 1998.

agosto 11, 2010

Per strada, mentre camminavo nei corridoi degli uffici, su Twitter. La domanda degli ultimi giorni era sempre la solita: allora cosa mi dici di Google Wave che chiude i battenti?

Le risposte possono essere tante e di diversa natura, io dico che Wave non è un vero e proprio flop.
Il giochino di casa Google ha aperto le porte (e le coscienze) ad una tematica che necessariamente riaffronteremo prestissimo: la collaborazione real-time. Se per flop però intendiamo decifrare parola per parola quanto detto un anno fa da Eric Schmidt, allora sì. Intanto Google ha assaggiato il mercato, ha lavorato su una piattaforma che riutilizzerà quando esperienze e persone online saranno più mature, ha capito che la mail è troppo viva per essere accantonata; sopratutto BigG ha (ri)scoperto che cambiare gli usi e le abitudini delle persone è difficilissimo. Anche quando si parla di internet.

I veri flop, lì a Mountain View, sono altri: Il Nexus One, ad esempio. Un disastro strategico, un suicidio annunciato: entrare in un mercato, quello della telefonia, solo con la sola presunzione del proprio brand. Non so, è come se Apple lanciasse un nuovo motore di ricerca, come se Coca-Cola pubblicizzasse dei nuovi biscotti, come se Starbucks inziasse la produzione di un vino bianco. A volte si pensa che il web sfugga alle leggi di mercato della old-economy, personalmente non credo sia così.


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Paese che vai, internet che trovi.

agosto 6, 2010

L’altro giorno ho incontrato per caso una ragazza che non vedevo da almeno 15 anni, quelle che vedi l’estate al mare per tre o quattro anni e ti dimentichi il nome, il colore di capelli, i lineamenti del viso.

Due chiacchere che passano dal “come sei cambiato” al “sempre magro, eh?” e finisci a sorridere su qualsiasi cosa o ricordo; in questi casi ti addentri in argomenti banali e scontati, figli della distanza incolmabile e della situazione inaspettata.

Poi arrivi inevitabilmente a parlare di giovani, non giovani, lavoro, disoccupazione, prospettive, amicizie. Insomma, per me è naturale nominare la parola *internet* più volte quando tratto queste tematiche. Per lei no, e me ne rendo subito conto.

Sapete, lei è una ragazza che vive in un paesino sperduto della Calabria, lavora in un supermercato – “sistemo i prodotti sugli scaffali”, mi dice – ha una figlia di 2 anni, un marito che definisce “adorabile”. Internet non sa nemmeno se è un componente che monti all’interno di quella cosa che chiama computer. Diventa difficile spiegarle che per me è un lavoro, uno strumento di comunicazione, un modo per interessarmi a tematiche nuove.

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Il rapporto scrittore-lettore ai tempi dei social network.

agosto 2, 2010

Per motivi lavorativi, interesse e passione leggo molti libri che trattano argomenti web-centrici. Arrivo in fondo e mi riprometto di scrivere il mio parere su quanto ho appena terminato. Ed allora ho ancora in bozza post con le mie opinioni sulle fatiche di Paolo Iabichino, Massimo Carraro, Luca Conti e, ultima in ordine cronologico, Mafe De Baggis.

La recensione ha davvero senso nell’era della condivisione estrema, della divulgazione portata all’eccesso e dell’overload informativo? La risposta dovrebbe essere sì, senza esitazione. Perché la tua opinione su quel libro, oggi più che mai, dovrebbe impattare in modo prepotente sui tuoi amici virtuali e non. Facile, no? Scrivi un post sul blog, lo condividi su Facebook, Twitter, Anobii. Così tutti sapranno cosa ne pensi.

Noi lettori del 2010, inoltre, abbiamo una grandissima fortuna: in molti casi possiamo interagire direttamente con chi sta scrivendo quel libro, senza aspettare l’ultima pagina per dare la nostra opinione; ed allora capita che l’autore tragga spunto dalle considerazioni scritte su un social network da parte di un “amico virtuale” e decida di rivedere una determinata angolatura del suo lavoro (chiedete a Mafe o leggete le pagine di ringraziamenti del suo ultimo libro), oppure capita che qualcuno chieda agli iscritti al proprio profilo Friendfeed: “vuoi leggere il primo capitolo del mio libro in anteprima e dirmi cosa ne pensi?“. Potere dei social network.

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4square: in Italia siamo 4gatti?

luglio 26, 2010

Il fenomeno del momento, una moda che diventerà consuetudine, la socita social-novità acchiappa attenzioni. Da qualche mese Foursquare è sotto l’occhio del ciclone: in maniera positiva, sia chiaro.
Non vi spiegherò pregi, difetti e funzionalità: ci sono infinite risorse. Non voglio nemmeno dibattere sul perché Foursquare gode di tanto successo pur essendo arrivato dopo i suoi competitors, anche di tutto ciò la rete è piena. Inutile farci notare che, come nelle migliori tradizioni degli astri nascenti del web 2.0, ci sono già stati giorni celebrativi internazionali ed italiani (oltre che iniziative di marketing molto interessanti).

In molti sono pronti a scommettere, anche dietro lauta ricompensa, che questo geo-socialnetwork targato USA non sarà come le canzoni dell’estate; quelle che diventano tormentoni per tre mesi e poi non ti ricordi nemmeno il nome del cantante. No no, qui il nome del cantante (Dennis Crowley) si ha come l’impressione che ce lo ricorderemo a lungo.

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La cosa che non mi piace di Internet.

luglio 20, 2010

Non mi piace l’internet che stanno vivendo i giovanissimi, quelli arrivati or ora.
Quelli che a poco più di 14 anni si avvicinano al web perchè sentono parlare di Facebook dall’amichetto della classe accanto. Quelli che magari hanno l’adsl e scaricano mp3, chattano su MSN e se gli chiedi cos’è Wikipedia inorridiscono.

Non mi piace perché vivono in ingresso un aspetto delicato, quello del social networking, che confina con la vita adolescenziale di tutti i giorni, fatta di amici, di passeggiate in bici, della lettura di quel libro per ragazzi che apre anche le menti più giovani.

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