L’appuntamento è al Fontana’s Italian, modesto ristorante di impronta tutta italiana che ha una caratteristica non irrilevante: è posizionato a pochi passi dal quartier generale della Apple.
Al tavolo sono seduti: Steve jobs, Eric Schmidt, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg. Steve è subito a suo agio, Marc parla al telefono con la fidanzata, Jeff legge il menu dal suo Kindle ed Eric sembra apparentemente stanco. Dopo i saluti, gli ospiti di Steve sono tutti seduti.
[Inizia il pranzo]
Jeff: Allora Steve, perché ci hai chiamati tutti, con questo ridicolo preavviso? Lo sai che abbiamo un sacco di lavoro; dobbiamo correre dietro tecnologie, editori, persone. La vita del manager della vecchia new economy è ormai una tortura.
Steve: Ok ragazzi, scusatemi. So benissimo che abbiamo poco tempo. Però ho qualcosa di importante da dirvi. In questo momento rappresentate, assieme a me, le aziende più all’avanguardia. Anche grazie ai nostri prodotti e le nostre soluzioni, i comportamenti delle persone stanno cambiando.
Basta guardarsi attorno, leggere post, thread e discussioni. A volte, su determinati argomenti, noi esseri duepuntozero ci troviamo di fronte a veri e propri schieramenti: esattamente come allo stadio durante il derby milanese. E molto spesso ne siamo anche parte attiva.
Esempi semiseri, comparti favorevoli e contrari ai fenomeni che accompagnano la nostra vita digitale e tecnologica: di ieri, oggi e domani.
Amarcord.
C’era chi amava, nel 1999, le intro in flash. E quelli che le odiavano.
C’è posta per te.
C’è chi usa Gmail. E quelli che hanno una mail di Libero dal 2000 e non intendono cambiarla per il resto della web-esistenza.
Volevo solo avvertire i lettori che non pubblicherò alcun post con frasi mirabolanti per augurare a tutti un sereno 2010. Non per originalità, necessità, mancanza di voglia o tempo; solo perchè è un anno che tutti aspettiamo questo atteso orario: 23:59:59 del 31/12/2009. E di parole, quest’anno, ne abbiamo sentite troppe. Auguri silenziosi a tutti.
I bilanci: prassi consolidata di fine anno. Ma avete davvero voglia di leggere il riassunto poco originale e che non assapora di entusiasmo? Ma no, dai.
Allora facciamo così: per augurare a tutti buon Natale ed un sorprendente anno nuovo diverso da quello che ci sta lasciando, scrivo le duemilanove cose che non ho fatto negli ultimi 365 giorni. Inizio con le prime nove:
- Non ho guardato la TV: solo un paio di volte, col binocolo.
- Non ho smesso di frequentare i Social Network e soprattutto non ho disattivato l’account di Facebook.
- Non ho (quasi) mai spento l’iPhone.
- Non ho ancora cambiato operatore telefonico, task che ho in agenda da due anni.
- Non ho detto grazie a chi, con decisione, mi ha consigliato di riaprire questo blog dopo quasi 5 anni di assenza.
- Non ho iniziato a fumare: abitudine che ho da 30 anni.
- Non ho fatto un viaggio ai Caraibi, come mi ero ripromesso.
- Non sono andato in vacanza ad Agosto: e non perchè voglio fare l’alternativo.
- Non ho vinto a WinforLife.
Insomma, è il tripudio delle negazioni: tecnologiche e personali. E ne mancano ancora duemila a questa lista.
Un 2010 che non ci deluderà. Quantomeno proviamoci. Auguri.
Questo è periodo della tanta odiata influenza: quella stagionale, la A, raffreddore, mal di schiena, brividi di freddo.
Ma è anche periodo della nuova “malattia”: la dipendenza da Internet.
Da qualche mese che si sente parlare con insistenza della sindrome del “voglio-stare-sempre-online”: si studia il fenomeno della dipendenza da troppo web, secondo gli esperti esistono parecchi casi clinici.
Ebbene sì, la net-patologia ha un nome: Internet Addiction Disorder (IAD).